UN VIVAIO PER LA FLORA DELLE DUNE

Il progetto LIFE REDUNE prevede interventi di riconnessione e ripristino di 92.000 mq di dune mobili e di riqualificazione e/o espansione di 823.000 mq di habitat di dune di transizione e fisse, variamente alterati dai fattori di perturbazione dovuti all’azione umana.

Il ripristino dei preziosi habitat litoranei si può raggiungere da un lato agendo sul contenimento dell’impatto dovuto alla fruizione turistica e dell’erosione e dall’altro ricreando gli habitat dunali attraverso l’impianto di piante autoctone che accelerano i tempi di ricostruzione del manto vegetale.

LIFE REDUNE sta “ricucendo” gli habitat dunali, con 151.000 piante autoctone, germinate ed allevate in serra, così suddivise:

  • habitat delle dune mobili 2110 e 2120 (Ammophila arenaria, Elymus farctus, Echinophora spinosa,Medicago marina, Eryngium maritimum, Euphorbia paralias, Calystegia soldanella e altre): n. 35.000
  • habitat della serie edafo-xerofila 2130* (Teucrium polium, Fumana procumbens, Sanguisorba minor, Lomelosia argentea, Centaurea tommasinii, Globularia bisnagarica, Koeleria macrantha, Heliantemum nummularium ssp. obscurum e altre): 45.000
  • habitat 2250* (Juniperus communis, Crataegus monogyna Berberis vulgaris, Viburnum lantana, Phillyrea angustifolia e altre): 55.000
  • habitat 2270* (Phllyrea angustifolia, Asparagus acutifolius, Rubia peregrina, Smilax aspera e altre) : 15.000
  • Stipa veneta*: 1.000

Le piantine native accelerano i tempi di ricostruzione del manto vegetale laddove danneggiato, al contempo sottraendo terreno alle dannose specie aliene invasive. Secondo studi condotti dall’Università Cà Foscari, ad esempio la specie aliena invasiva Oenothera stuchii sembra subire negativamente gli esiti di una elevata copertura del suolo da parte di specie native, laddove per contro prolifera nei punti più degradati da calpestio ed erosione che, spogliando il suolo dal cotico erboso naturale, lo rendono soggetto all’invasione di questa ed altre piante indesiderate.

Stipa veneta è una specie prioritaria a forte rischio di estinzione di cui rimangono in natura meno di 300 individui maturi.

Alcune delle piante più spinose degli habitat 2250* e 2270* sono impiegate per la costituzione di sistemi di interdizione viventi, in sinergia con passerelle, recinzioni e cartelli informativi, per promuovere l’utilizzo solo dei passaggi consentiti per raggiungere la spiaggia.

A monte degli interventi di ricostruzione c’è pertanto una impegnativa azione vivaistica, condotta dal Centro Biodiversità Vegetale di Veneto Agricoltura a Montecchio Precalcino (Vicenza). Struttura regionale specializzata nella moltiplicazione di piante native, il Centro di fatto opera trasformando i semi raccolti in natura in piantine impiegabili negli interventi di ripristino sul territorio.

Una sequenza di azioni che comincia dalla ricerca, in natura, delle popolazioni di piante selvatiche idonee a fornire seme in quantità e qualità adeguate a poter garantire la “produzione” del numero di piantine richieste dal progetto. Questa prima, fondamentale fase prevede sopralluoghi sul territorio e presuppone competenze botaniche, occhio allenato ed esperienza. Una volta individuati i popolamenti selvatici più idonei, di solito quelli con un elevato numero di individui, si procede alla raccolta del seme, con massima attenzione ad organizzare le giornate di raccolta al momento giusto. Se il seme non è ancora maturo, infatti, la raccolta va rinviata e si è perciò compiuta una uscita “a vuoto”: una perdita di tempo e l’inutile percorrenza di centinaia di chilometri. Se al contrario, ancor peggio, si arriva troppo tardi, il seme è già caduto e non è più disponibile. La Natura raramente concede repliche e arrivare in ritardo anche di una sola settimana può talora costringere a rinviare di un tempo assai lungo la produzione delle piantine.

Si pensi che, per molte di queste specie, dal giorno in cui si raccoglie il seme fino al raggiungimento dell’idoneo grado di sviluppo della piantina da esso ottenuta può trascorrere quasi un anno e mezzo. Per questo il periodo ottimale di raccolta, tutt’altro che costante negli anni in quanto soggetto alla diretta influenza del clima e alla sua imprevedibile variabilità, viene valutato con molta cura dagli operatori e spesso si preferisce qualche uscita a vuoto in anticipo ad una ben più rovinosa uscita tardiva. E’ interessante notare che, per gran parte delle specie di questi ambienti, la maturazione del seme è estiva. La raccolta avviene perciò nelle calde mattinate d’estate: tra gli sguardi curiosi dei turisti in costume si muovono strani tipi con gilet giallo, muniti di sacchetti, guanti e forbici.

Una volta raccolto il seme, questo viene trasferito in vivaio dove, a seconda delle esigenze delle diverse specie, viene sottoposto a differenti trattamenti. I semi infatti spesso manifestano varie forme di “dormienza”, cioè non germinano subito appena seminati. Si tratta di adattamenti evolutivi delle piante, le quali non si fanno trarre in inganno da condizioni favorevoli alla germinazione che, in natura, possono rivelarsi effimere: acqua e temperature miti possono infatti essere seguite da siccità, calore o gelo.

I semi germinano pertanto quando in vivaio si riesce a simulare il soddisfacimento di una serie di esigenze, variabili tra le diverse specie. La semina viene effettuata nei contenitori alveolari: di norma si tratta di contenitori in plastica o polistirolo a 32 o 45 fori, riempiti di idoneo substrato, corrispondenti ad altrettanti “vasetti” nei quali vegeterà, per il tempo necessario allo sviluppo, la singola pianta. Particolarmente importante è la scelta del substrato di coltura, un miscuglio di torba e altri materiali, adattato e “personalizzato” dagli operatori in base alle peculiari esigenze di queste piante dunali, “progettate” dalla Natura per la vita sulla sabbia. Si tratta di uno degli ambienti più estremi dei nostri climi, con condizioni di vita talora impossibili per gran parte delle piante di altri habitat, e soprattutto molto diverse da quelle ottenibili in un vivaio. A quelle condizioni, e non ad altre, le nostre piante dunali sono tuttavia perfettamente adattate, e con esse deve necessariamente fare i conti chi pretende di coltivarle in un contesto artificiale, peraltro molto lontano dal mare. Una volta nate, le giovanissime piante sono sottoposte ad una costante minaccia da parte di predatori potenziali quali funghi, muffe, insetti, e per mantenerle sane lo sforzo assiduo, per tutti i mesi di coltivazione in vivaio, è soprattutto quello di soddisfarne le esigenze idriche in modo da renderle forti e resilienti ai sempre possibili attacchi biotici. I lotti di piante sono perciò sotto costante monitoraggio, finalizzato a mantenere un delicato equilibrio idrico evitando il disseccamento come pure l’eccessiva idratazione dei “pani di terra” in cui le giovani piante affondano le proprie radici.

I semi, una volta raccolti, e le piantine che ne derivano trascorreranno complessivamente nel vivaio parte dell’estate, l’autunno, l’inverno, la primavera e l’intera estate successiva: stagione, quest’ultima, decisiva per lo sviluppo completo dei fusti e delle foglie. Finalmente giunge il secondo autunno, il tempo cioè in cui le nostre piante tornano a casa: è trascorso più di un anno da quando mani esperte avevano prelevato i semi dalle piante madri, ed ora sono piantine ben sviluppate, pronte ad essere affidate ad altre mani esperte, quelle degli operatori incaricati della messa a dimora negli interventi di ripristino previsti dal progetto LIFE REDUNE.

A queste giovani piantine viene affidato il compito di colonizzare i suoli erosi e spogliati dal degrado, i boschi resi artificiali dall’impianto di inospitali e monotone pinete. Il loro patrimonio genetico, selezionato dall’evoluzione e adattato a rispondere all’inclemenza delle condizioni pedoclimatiche proprio grazie al fatto che la raccolta del seme è stata operata poco lontano, è la migliore garanzia di successo per questa difficile missione.


Mai come ora “RE-DUNIAMO”

Il 12 Novembre 2019, un evento meteorologico eccezionale ha provocato danni ingenti all’intero territorio litoraneo veneto. Comuni e associazioni di categoria chiedono ancora una volta interventi e opere di difesa strutturali che consentano di mitigare i danni delle mareggiate. Non si pensa più solo alle strutture rigide a mare, o ai ripascimenti, che hanno già mostrato tutti i loro limiti.

Ora si sta chiedendo di introdurre un nuovo elemento di protezione efficace ed ecosostenibile: le dune.

Da anni la comunità scientifica europea e mondiale ha dimostrato la straordinaria importanza delle dune come elemento di mitigazione naturale del rischio costiero, che si tratti di erosione o, come in questo caso, di allagamento. Spiagge e dune sono ambienti molto dinamici, con un’elevata capacità di recupero. Sono il risultato di lenti processi di accumulo della sabbia ad opera del vento e delle piante, i veri ingegneri delle dune. Le piante rallentano il vento e intrappolano la sabbia grazie a fusti e radici, innescando il processo fisico di costituzione delle dune. È proprio questo equilibrio dinamico tra sabbia, vento e piante che fa sì che le dune siano “gli elementi sacrificali” dei sistemi litoranei: in caso di forti mareggiate, vengono parzialmente erose, ma in questo modo smorzano la forza del mare, proteggendo l’entroterra, e cedono nuovamente la sabbia alla spiaggia.

I primi due anni di sperimentazione, in diversi punti del litorale Veneto, hanno consentito al team di Life Redune, e a tutti i portatori di interesse che seguono da vicino il progetto, di verificare e confermare gli aspetti che condizionano un corretto funzionamento delle dune

Il primo aspetto è il tempo. Il tempo necessario perché le piante possano crescere ed esercitare efficacemente la loro funzione di edificatrici e consolidatrici delle dune. Se si analizzano i dati storici delle mareggiate, si può osservare una certa ciclicità temporale degli eventi più importanti, ma i cicli si stanno accorciando. Abbiamo poco tempo, dobbiamo partire subito!

Il secondo è una corretta pianificazione. Non solo di come e dove costruire nuove dune o rinforzare le esistenti, ma anche del loro mantenimento nel tempo.

È necessario pianificare gli accessi al mare. Dopo l’ultima mareggiata, è sotto gli occhi di tutti come in corrispondenza delle interruzioni delle dune, l’acqua non trovando ostacoli sia penetrata anche per centinaia di metri. Dove le dune vengono interrotte, perdono la capacità di proteggere la spiaggia e l’entroterra. Quando osserviamo i nostri litorali dall’alto, vediamo un intreccio di percorsi che le persone creano per recarsi al mare senza utilizzare gli accessi attrezzati, talvolta per un malaugurato senso di avventura, talvolta solo per pigrizia. Ma il calpestio prolungato indebolisce le piante. E senza le piante, le dune diventano dei semplici accumuli di sabbia destinati ad essere spazzati via dal vento e dalle onde.

È necessario pianificare le operazioni di pulizia delle spiagge. Piante, alghe e tronchi spiaggiati non sono rifiuti. Oltre ad essere un aggravio economico, la totale asportazione meccanica del materiale biologico sottrae alla spiaggia e alle dune un elemento vitale. La rimozione di piante, alghe e tronchi provoca un vero e proprio danno fisico e biologico alla spiaggia e alle dune, sottraendo una riserva di nutrienti per le piante ed esponendo la linea di costa a un maggiore rischio di erosione e desertificazione.

Il terzo aspetto, forse il più importante, è la necessità di avviare un percorso che porti ad integrare la sostenibilità ambientale e il valore degli ecosistemi naturali, nella pianificazione territoriale locale e nei processi di sviluppo.

Il momento migliore per intervenire è dall’autunno alla primavera, e il team di REDUNE non ha mai smesso di mettere in campo tutte le sue competenze e forze sia nella progettazione che nell’esecuzione degli interventi, per avere nuove dune per la prossima estate. Al contempo il team continua l’attività di formazione e condivisione con gli enti locali preposti alla progettazione e gestione dei litorali.


Gli alieni tra le dune

 Le specie aliene sono specie animali e vegetali introdotte dall’uomo in zone al di fuori del loro areale originario. In molti casi, le nuove specie non sono in grado di adattarsi al nuovo ambiente e scompaiono dopo un breve periodo. In altri casi, non solo si adattano ma si diffondono molto rapidamente diventando specie aliene invasive.

 

La flora aliena degli habitat costieri

Malgrado il valore naturalistico e la funzionalità ecologica che li caratterizza, gli ecosistemi dunali condividono una lunga storia di sfruttamento e di gestione impropria. I problemi ambientali che ne derivarono includono la perdita di habitat, ‘impoverimento del pattern naturale del paesaggio, una riduzione della resilienza delle comunità vegetali e la diffusione di specie aliene, che sono divenute minacce crescenti alle specie autoctone.

Di seguito descriveremo due delle specie aliene più invasive presenti tra la flora delle dune costiere dell’Adriatico Settentrionale.

 

Oenothera stuchii

Oenothera stuchii è un’ibrido originatosi nell’Italia settentrionale da popolazioni naturalizzate di Oenothera biennis L. e O. jamesii. La prima segnalazione di O. stucchii lungo il litorale Veneto risale al 1952 e, dopo un periodo di pausa, sembra attualmente nella fase di espansione.

L’elevato successo nella diffusione dimostrato dalle specie del genere Oenothera è legato alla loro ecologia. Il loro ciclo di vita bienne assicura loro resilienza e tolleranza al disturbo: nella prima stagione spuntano le plantule e inizia la crescita degli organi vegetativi, mentre la fase generativa viene raggiunta solo l’anno successivo con la produzione della porzione epigea. Tale germinazione bi-fasica può bloccarsi anche per anni in attesa di condizioni vegetative favorevoli. I semi hanno una forte affinità per la luce e possono andare incontro ad una lunghissima dormienza nella sabbia creando una “banca del seme”, mentre le attività umane (calpestio, raccolta di materiali, asportazione della sabbia…) li riportano in superficie facilitandone la germinazione. La forte tendenza a crescere alla luce, la crescita rapida e l’elevato numero di semi (5.000 – 12.000 semi per pianta) determinano la forte tendenza all’invasività Oenothera stucchii.

Questa pianta inoltre prediligere habitat con ampi spazi aperti, molto luminosi e substrato sabbioso, condizioni che ne garantiscono una maggiore competitività nei contesti disturbati dall’azione dell’uomo, al contrario delle specie endemiche che non sopravvivono al calpestio.

 

Il progetto Life Redune contiene la propagazione di Oenothera stucchii con una attività di eradicazione manuale all’interno di 150.000 mq. L’estirpazione avviene all’inizio della stagione vegetativa, circa a Maggio, per prevenire la produzione di nuovi semi e frutti.

 

 

Rosa rugosa

Rosa rugosa (o rosa canina) è originaria dall’Estremo Oriente, dove è considerata una pianta selvatica. Ha trovato diffusione anche in Europa e America del nord dove viene coltivata in modo particolare per scopi ornamentali e decorativi. E’ una pianta perenne, molto robusta che tollera il gelo e il caldo, la siccità e il terreno sabbioso.

Rosa rugosa è una specie a portamento cespuglioso eretto che può raggiungere il metro d’altezza. Il motivo per cui è definita “rugosa” si deve ritrovare nelle sue foglie, che hanno delle caratteristiche venature, che durante l’autunno assumono colori molto suggestivi. Fiorisce per tutta la stagione estiva, i fiori sono abbastanza grandi e possono nascere da soli o in gruppi ed hanno un profumo molto delicato.

Gli individui che colonizzano le spiagge provengono da piante coltivate nei giardini, ma rosa rugosa, per la sua rusticità, è spesso utilizzata anche nelle aiuole spartitraffico e lungo le strade.

La rosa rugosa ha un forte impatto negativo sulla ricchezza di specie native per l’effetto ombreggiante che riduce la luce al suolo. Ha anche un impatto ma anche sociale e ricreativo negativo per le spiagge in quanto le dune invase divengono impenetrabili a causa delle numerose spine presenti su fusto e rami.

 

Il progetto Life Redune monitora costantemente le popolazioni di Rosa rugosa negli habitat di interesse del progetto per valutarne il tasso di espansione e di colonizzazione. Per contenerne la diffusione, Life Redune assieme ad associazioni volontarie ambientaliste organizza i bioblitz di eradicazione delle piante di Rosa rugosa.

 

Le specie aliene invasive rappresentano una delle principali emergenze ambientali e sono considerate dalla comunità scientifica internazionale la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale. La loro espansione infatti minaccia la biodiversità, ma spesso ha anche grandi impatti socioeconomici, con danni diretti alla salute o alle attività umane.

Spesso l’introduzione di specie aliene è involontaria. Tuttavia, molte delle specie aliene invasive più diffuse e pericolose sono state importate nel nostro paese volontariamente. E’ importante quindi che ciascuno sviluppi consapevolezza del problema, trasformandosi così da potenziale vettore di introduzione a sentinella contro l’ulteriore diffusione delle specie aliene invasive.

 

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al sito dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale : https://www.specieinvasive.it/index.php/it/

Oltre all’inquadramento della problematica legata all’introduzione e la diffusione delle specie aliene invasive, il sito contiene la normativa di riferimento, i documenti e le linee guida tecniche utili per una corretta applicazione della norma e le schede di tutte le specie inserite nella lista di Rilevanza unionale per cui sono in vigore una serie di obblighi e divieti.


LIFE REDUNE Tour – Sette giorni di Comunicazione & Networking

Sta per iniziare un “Tour” di fine estate ricco di appuntamenti con un pubblico variegato per scoprire le dune dell’alto Adriatico e che si concluderà con una tappa in Spagna per confrontare esperienze e pratiche per l’integrità degli ecosistemi dunali in Andalusia.

Nell’ambito delle attività di Comunicazione e Networking, il progetto Life REDUNE si mette in gioco con quattro importanti eventi mirati ad una platea nel suo insieme molto eterogenea.

 

Venerdi 27 Settembre, contributo alla tavola rotonda “Dai balconi ai parchi urbani: progettare il verde per conservare la biodiversità“ organizzato da ISPRA e Università di Cagliari, partners nel progetto Life ASAP, nell’ambito di Flormart 2019.

Dedicato a vivaisti e paesaggisti, l’evento approfondirà le più corrette pratiche di giardinaggio e progettazione del verde per limitare la diffusione di specie aliene invasive. In tale ambito, la prof.ssa Gabriella Buffa, coordinatrice del progetto Life REDUNE presenterà le attività di recupero ambientale sulle dune costiere.

 

Sabato 28 Settembre, intervento al TEDx di Mestre-Il Risveglio.

Intere aree delle città restano dormienti, cioè “non reagiscono” da un punto di vista architettonico, sociale, economico o ambientale agli stimoli che arrivano dal mondo circostante. Dedicato a chi vuole sviluppare delle strategie d’azione per risvegliare questi brani di città, l’evento porterà degli esempi affinché gli interventi diventino semi per un nuovo sviluppo virtuoso. In tale senso la prof.ssa Gabriella Buffa, coordinatrice del progetto Life REDUNE, testimonierà la sua esperienza di coinvolgimento dei diversi portatori di interesse nell’ambito dell’attività di protezione e conservazione delle aree dunali.

 

Domenica 29 Settembre passeggiata naturalistica guidata per grandi e piccini alla scoperta della riserva naturale integrata di Bosco Nordio (Sant’Anna di Chioggia -VE).

Nell’ambito degli eventi “Innamorarsi di qualche duna” l’Università Cà Foscari, in collaborazione con la cooperativa Aqua e Veneto Agricoltura, organizza una visita naturalistica per scoprire e portare nel cuore l’ambiente delle dune che ospita la Riserva. Anche i giovani saranno coinvolti in un gioco di caccia al tesoro che stimolerà la curiosità naturalistica.

 

Dal 1 al 4 Ottobre incontro tra le delegazioni dei progetti Life REDUNE e Life CONHABIT ANDALUSIA.

Il fine ultimo della rete di connessioni che il progetto Life REDUNE sta tessendo con altri progetti Life con i quali condivide tematiche, obiettivi o attività è quello del ripristino e conservazione degli habitat prioritari presenti nelle aree dunali costiere della rete Natura 2000 e la promozione della consapevolezza sociale della necessità di proteggere questi spazi ed ecosistemi.

I partner di LIFE REDUNE incontreranno il team di LIFE CONHABIT ANDALUSIA, per quattro giorni di collaborazione intensiva tra i due progetti Life che prevede lo scambio di informazioni e buone pratiche e la costruzione di rapporti e sinergie per utilizzare al meglio gli strumenti sviluppati nell’ambito di ciascun progetto allo scopo di migliorare le gli interventi di riqualificazione territoriale, accrescere la consapevolezza dei diversi portatori di interesse e aumentare la visibilità del progetto, dei suoi contenuti e delle sue attività.

 

Per saperne di più sulle attività e risultati del “LIFE REDUNE Tour” seguiteci sui nostri social

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https://www.life_redune


LIFE REDUNE vola in Spagna: incontro con LIFE CONHABIT ANDALUSIA

Dall’1 al 4 ottobre lo staff del progetto LIFE REDUNE farà tappa a Siviglia, per far visita ai componenti di LIFE CONHABIT ANDALUSIA “Preservation and improvement in priority habitats on the Andalusian coast”. Il progetto spagnolo partito nel giugno 2014, il cui obiettivo principale è quello di conservare e promuovere l’integrità degli ecosistemi dunali presenti in 15 aree della Rete Natura 2000 sulla costa andalusa.

La delegazione di LIFE REDUNE sarà composta da Gabriella Buffa (Cà Foscari Università di Venezia – coordinatore scientifico del progetto), Lisa Causin (Regione Veneto – Assessorato al Turismo, Dipartimento alla Strategia Regionale Biodiversità e Parchi), Francesco Scarton (SELC – Società Cooperativa Biologia e geologia applicate), Simonetta Mazzucco e Roberto Fiorentin (Veneto Agricoltura – Agenzia Veneta per l’Innovazione in Agricoltura e Ambiente) e Stefano Picchi (project manager, European Project Consulting).

Entrambe le iniziative rientrano all’interno delle politiche europee per la conservazione degli habitat e delle specie appartenenti alla flora ed alla fauna europea che necessitano di protezione, su cui applicare una politica comune per mantenere o migliorare il loro stato di conservazione e la biodiversità.

L’incontro tra i due staff rappresenterà pertanto un momento di confronto per la presentazione dei rispettivi progetti e delle relative esperienze. Un’occasione utile per LIFE REDUNE per verificare le modalità di realizzazione delle diverse azioni, da quelle preparatorie e di conservazione fino ad arrivare a quelle relative al monitoraggio e alla comunicazione, poste in essere da LIFE REDUNE per il raggiungimento dei suoi obbiettivi.

L’attività di networking, che rientra pienamente tra le azioni del progetto LIFE REDUNE, è fondamentale non solo per creare una rete internazionale di soggetti che operano all’interno degli stessi ambiti ma per condurre verso un processo di disseminazione nonché di scambio di conoscenze delle cosiddette “migliori pratiche” che potranno essere applicate in futuro.

La visita sarà dunque un’importante opportunità di confronto per i partecipanti di LIFE REDUNE utile in futuro a mettere in pratica eventuali suggerimenti che scaturiranno dall’incontro con i referenti del progetto spagnolo.


Life REDUNE @TGR VENETO

Un servizio del TGR Veneto sui lavori di Life REDUNE a Vallevecchia

https://bit.ly/2P7dfwy


LIFE REDUNE vola a Dunkirk!

Dal 12 al 14 Giugno 2018, LIFE REDUNE vola a Dunkirk (Francia) per partecipare all’International Workshop on Management of Coastal Dunes and Sandy Beaches, organizzato nell’ambito del progetto LIFE FLANDRE.

Inviati di eccezione per LIFE REDUNE, Edy Fantinato (Ca’ Foscari – coordinatore di progetto) e Francesco Scarton (SELC – partner di progetto). 

Nella sessione plenaria prevista per il 12 Giugno, Edy Fantinato presenterà la strategia del progetto LIFE REDUNE  nell’ambito della conferenza  “Inspiring LIFE projects”.

Nella giornata di Giovedì 14 Giugno, all’interno della sessione parallela “Management planning and monitoring”, Edy Fantinato discuterà una relazione sul monitoraggio degli habitat costieri, in particolare sui processi di interazione per l’impollinazione tra specie vegetali ed animali negli ecosistemi dunali.

Il progetto LIFE REDUNE prevede un’azione di monitoraggio degli habitat e delle popolazione di specie target in tutti i siti di progetto, allo scopo di confrontare la condizione iniziale con quella successiva agli interventi di riqualificazione e quantificarne l’efficacia. Tale azione prevede:

–          Il rilevamento di dettaglio degli habitat presenti all’interno delle aree di progetto

–          Mappatura di dettaglio e georeferenziazione delle popolazioni di Stipa Veneta*

–          Mappatura di dettaglio e georeferenziazione delle popolazioni di Oenothera stucchii

–          Valutazione della bio massa ipo- ed epigea delle specie focali degli habitat target

Seppur non previsto all’interno dell’azione di monitoraggio, Ca’ Foscari (coordinatore di progetto e responsabile dell’implementazione di tale azione) ha incluso anche il monitoraggio ante e post operam dei processi di impollinazione, poiché tali dati contribuiscono significativamente alla valutazione dell’efficacia di LIFE REDUNE nel ristabilire la funzionalità degli ecosistemi dunali oggetto di intervento.

Si tratta dell’inclusione nel progetto di una prospettiva di ricerca ed analisi innovativa,  che si inserisce perfettamente all’interno del dibattito internazionale sul tema della crisi degli impollinatori.

Clicca qui per consultare l’agenda dell’evento 

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Parlano di NOI!

Visita la nuova pagina del sito “Rassegna Stampa“, in cui è possibile consultare e scaricare tutti gli articoli, news, comunicati stampa dedicati al progetto LIFE REDUNE! Puoi trovare la pagina all’interno del menu principale “Disseminazione”!


PRIMO RILIEVO FOTOGRAMMETRICO LIFE REDUNE!

È  on-line il video dei primi rilievi fotogrammetrici con drone ad ala fissa realizzati dal partner di progetto EPC srl, nell’ambito della progettazione definitiva ed esecutiva degli interventi previsti dal progetto. Il video mostra un’animazione tridimensionale di tre siti oggetto di intervento, ottenuta mediante l’elaborazione delle immagini aeree acquisite. Visita la Gallery e Buona visione!


Festa di Primavera al Museo di Storia Naturale di Venezia

Life REDUNE partecipa alla Festa di Primavera che si svolgerà presso Museo di Storia Naturale di Venezia (Fontego dei Turchi) Domenica 18 marzo dalle 10 alle 18 Vi aspettiamo! Clicca qui per consultare il programma dell’evento! Per informazioni: msn.visitmuve.it/ facebook.com/MSNve twitter.com/MSNvenezia