Monitoraggio dell'impatto socio-economico | Questionario agli Operatori Turistici

In linea con le attività previste all’interno del progetto, nel corso del monitoraggio ex-post, sono stati somministrati dei questionari rivolti agli operatori turistici con la finalità principale di raccogliere informazioni relative all’’attività economica, ai servizi di educazione ambientale e servizi eco-turistici offerti, e sulla percezione dell’ambiente dunale in relazione alla propria attività.

Dalle analisi condotte sulle informazioni raccolte tramite i questionari è emerso che nel 2021 è stato registrato un aumento del 21% del numero di stakeholders che offrono o consigliano attività naturalistiche, rappresentate principalmente da escursioni guidate in aree naturali.  Questo incremento potrebbe essere correlato con le azioni del progetto, e in particolare con l’organizzazione di escursioni guidate in ambienti dunali e l’installazione di cartelli informativi, e si riflette in un aumento della partecipazione dei visitatori a queste attività.

Altro importante risultato emerso dai questionari, è l’aumento del numero di stakeholders che ha dichiarato di conoscere i siti della rete ecologica Natura 2000. Anche in questo caso è importante menzionare il contributo del progetto Life Redune per le attività di sensibilizzazione e divulgazione, non solo per i visitatori ma anche gli operatori turistici.

Per quanto riguarda la relazione tra ambienti dunali e strutture turistiche, è emersa una diminuzione del numero di operatori turistici che non vede alcun legame con gli ambienti dunali e la propria attività. Inoltre, sebbene sia risultata invariata la percentuale di stakeholders che trae vantaggio dalle dune, è stato riscontrato un aumento tra gli operatori turistici che afferma di poter contribuire alla conservazione degli ambienti dunali, segno di una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione.


JINEN | regenerative forest

L'installazione “JINEN | regenerative forest” è un progetto di architettura circolare iniziato a maggio e conclusosi il 1° dicembre, con una cerimonia per restituire le piante alla Vallevecchia di Venezia. Inizia dunque una seconda fase del progetto JINEN che, dopo esser stato accuratamente disinstallato, rinasce di nuovo in un luogo diverso.
Basata sul concetto orientale di “Jinen (che si verifica da sé)”, l'opera architettonica in terra battuta di Tono Mirai rappresenta la rigenerante “foresta” veneziana e il tema della circolazione. L'opera d'arte è infatti una struttura realizzata con materiali naturali: terra, legno e bambù che simboleggiano la città di Venezia e l'ecosistema veneziano. L'installazione incoraggia gli spettatori a riflettere su uno stile di vita in perfetta armonia con la natura.

L'opera è stata esposta alla mostra “Time Space Existence” organizzata dall'ECC (European Cultural Centre), evento collaterale della 17° Mostra Internazionale di Architettura La Biennale di Venezia.


Cambiamento di attitudine nell’utilizzo delle spiagge

Il presidio dei siti dunali e la sensibilizzazione di quanti li frequentano hanno portato a risultati incoraggianti in termini di limitazione del disturbo antropico. Il coordinamento tra lo staff del progetto LIFE Redune e le associazioni che operano nel territorio ha permesso di condividere con turisti e portatori di interesse buone pratiche per un utilizzo sostenibile delle spiagge, consentendo la coesistenza tra fruizione della spiaggia e conservazione degli ecosistemi dunali. Con le attività di educazione ambientale 2018-2021 sono stati raggiunti oltre 8,300 turisti e residenti (adulti e ragazzi delle scuole elementari, medie, superiori) e, grazie alle sollecitazioni del progetto LIFE Redune in coordinazione con gli enti pubblici,  si è ripristinata una condizione di normalità anche laddove era emersa una situazione di forte pressione antropica.

L’esperienza del progetto LIFE Redune mette quindi in risalto il valore di comunicazione, educazione ambientale e controllo attivo dei siti dunali. Affinché tali azioni possano risultare di supporto alle azioni concrete di ripristino degli habitat dunali è necessario che queste vengano implementate con largo anticipo rispetto alle azioni concrete, così da creare le condizioni sociali e culturali necessarie a garantire la sostenibilità a lungo termine del progetto. Queste attività rappresenteranno un capitolo importante nel piano after LIFE.


Densità turistica e morfologia delle dune mobili

L’utilizzo congiunto dei rilievi fotogrammetrici ottenuti dai sopralluoghi areei col drone e delle osservazioni dirette in campo ha permesso di interpretare le caratteristiche strutturali dei sistemi dunali in relazione al disturbo antropico.

Per le aree di progetto presso la Penisola del Cavallino, Laguna del Mort e pinete di Eraclea, Laguna di Caorle e Foce del Tagliamento, l’Università Cà Foscari e EPC srl, partner di progetto Life Redune hanno valutato se e come variasse l’altezza delle dune mobili al variare della densità dei turisti sulla spiaggia. In particolare, nel corso delle stagioni estive 2020 e 2021 - quindi durante la stagione di massima affluenza turistica – sono stati definiti i limiti spaziali di presenza dei turisti sulla spiaggia a partire dagli accessi principali, quantificandone la densità su 100 m2 a distanze crescenti dagli accessi.

Si sono quindi messi a confronto i dati di densità turistica con l’andamento dell’altezza delle dune mobili.

In generale, è emersa una chiara corrispondenza tra densità di turisti e altezza delle dune mobili: aree ad elevata densità mostrano un’altezza media delle dune mobili inferiore rispetto ad aree scarsamente frequentate. In ambiti non presidiati, un’elevata densità di turisti può coincidere con un maggiore disturbo da calpestio a carico del sistema dunale. Il calpestio, a sua volta, danneggiando gli organismi vegetali e il profilo dunale stesso, determina una riduzione dell’altezza delle dune mobili, con una conseguente perdita di struttura e funzionalità di tutto il sistema dunale.

Inoltre, dai rilevamenti compiuti in campo, è emerso come i turisti tendano ad occupare la porzione di spiaggia nelle immediate vicinanze dell’accesso principale, distribuendosi raramente oltre i 100 m dallo stesso. Questo risultato evidenzia come una distanza tra accessi consecutivi di almeno 250 m possa rappresentare un valore limite che aumenta la possibilità di conservare l’integrità strutturale e funzionale di tratti di sistemi dunali costieri.


Save the grey dunes

L’habitat delle praterie aride delle dune grigie è un habitat vulnerabile di cui in Italia rimangono ormai poche aree, e che è soggetto a frammentazione e perdita di biodiversità dovuti soprattutto alle attività turistiche e all’invasione da parte di specie aliene.

Due tesi di laurea, due ricerche diverse condotte presso il laboratorio della Prof.ssa Gabriella Buffa del Dip. di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nell’ambito del progetto Life Redune, mettono in luce due aspetti complementari per la protezione e riqualificazione dell’habitat 2130* - Dune costiere fisse a vegetazione erbacea (dune grigie).

 

Uno studio ha investigato il legame tra forme di crescita e successo del trapianto di dodici specie vegetali native cresciute in vivaio nell’ambito del ripristino delle dune grigie di Ca’ Savio, nella penisola del Cavallino. Le dodici specie sono state divise in tre gruppi a seconda della forma di crescita: cespugli nani, rosulate e cespitose. I trapianti sono stati monitorati mensilmente per un anno, raccogliendo dati sulla mortalità e sulla crescita dei singoli individui. Dalle curve di crescita e di mortalità di ciascuna specie non è emersa alcuna relazione tra forma di crescita e successo dei trapianti. Tuttavia, le ricerche hanno dimostrato la validità del trapianto di individui cresciuti in vivaio come tecnica di ripristino degli habitat costieri degradati e a rimarcare l’importanza del loro monitoraggio, anche a lungo termine.

 

L’altro studio ha valutato la dinamica di invasione della specie esotica invasiva Rosa rugosa Thunb. lungo le coste italiane del Nord Adriatico e in particolare presso il sistema dunale costiero di Vallevecchia - Caorle (VE). Con molta probabilità, R. rugosa è stata introdotta a scopo ornamentale nelle zone turistico-balneari del litorale veneto ed essa ha poi raggiunto gli habitat dunali, favorita dal microclima dal carattere sub-atlantico ivi presente. L’identificazione di tutte le popolazioni di R. rugosa presenti a Vallevecchia è stata seguita da una valutazione della loro relazione con i parametri ambientali per definire l’ecologia dalla specie nel sito di studio. Alla luce di quanto emerso, è possibile ipotizzare che la presenza di R. rugosa lungo le coste del Nord Adriatico sia principalmente limitata alla fascia dunale propria degli arbusti e, dunque, prediliga l’habitat 2130* delle dune grigie, a differenza dalle aree costiere del Nord Europa dove, invece, riesce a proliferare nella maggior parte degli habitat costieri e in condizioni ambientali maggiormente diversificate.

In sintesi, il ripristino delle specie native, l’eradicazione delle esotiche invasive e la riduzione della pressione antropica sono le vie da percorrere per preservare gli habitat delle dune grigie!

 

 

Fonti:

Tesi di Laurea

Dinamica di invasione di Rosa rugosa Thunb. in ambito mediterraneo: il caso nelle dune del Nord Adriatico di Silvia Beltrame

 

Tesi di Laurea

Relationship between plant growth form and transplant success in the recovery of xerophylus grasslands of semi-fixed dunes di Luisa Paparo


I sistemi dunali tra “Jinen” e “Tokowaka”

Life Redune è ospite dell’opera "Foresta Rigenerativa - JINEN" dell’architetto giapponese Tono Mirai, esposta all’interno della mostra "Time Space Existence" (21 maggio-21 novembre 2021) nella sede italiana dell’European Cultural Centre, in occasione della Biennale di Venezia.

Per capire il nesso tra il progetto Life Redune e l’arte, è necessario addentrarsi tra la filosofia giapponese e le correnti d’arte contemporanea.

Jinen è un concetto orientale che significa "ciò che si fa da sé” e, in Giappone, esprime il rapporto sensibile tra gli esseri umani e la natura. In altri termini, la natura si produce da sola senza che alcuna forza esterna possa crearla e svilupparla e l’uomo non deve né trascurare, né forzare la natura. Tokowaka, letteralmente “eternamente giovane”, si associa al concetto di rigenerazione, nel senso di circolarità della vita.

L'architetto giapponese Tono Mirai mette in discussione lo stato dell'architettura attuale e delle città pensate principalmente in termini di razionalità umana. Il suo obiettivo è creare spazi urbani imparando a conoscere la terra e il clima, utilizzando materiali locali, tecniche e artigiani tradizionali, così contribuendo e preservando l’equilibrio della natura.

La installazione di Tono Mirai attualmente esposta a Venezia ed intitolata "Foresta Rigenerativa - JINEN" è l’espressione di un processo circolare che nasce dalla conoscenza di Venezia e della sua laguna e attraverso una creazione condivisa, sperimenta i cambiamenti della natura per poi degradarsi ed essere restituita alla terra come materiale per nuove creazioni.

Le piante utilizzate nel giardino dell’opera Jinen sono specie native tipiche delle dune venete. Sono piante prodotte per il progetto REDUNE e che trascorreranno l’estate a fianco all’opera e che, nell’ottica di riutilizzo di tutti i materiali dell’opera, verranno successivamente trapiantate in uno dei siti del progetto REDUNE al termine dell’esposizione.

 

Crediti: foto di Silvia Felli


(Cattive) abitudini e turismo sostenibile

Prima della pandemia di COVID, In Europa l’industria del turismo produceva quasi il 3,7% del PIL dell’UE, con 1,8 milioni di imprese e oltre 11,3 milioni di posti di lavoro. Se si considera anche l’indotto, i settori collegati al turismo generavano circa il 10% del PIL dell’UE e l’11% della forza lavoro (Eurostat 2018).

Viene spontaneo chiedersi se sia possibile generare questi introiti senza, pertanto, creare un forte impatto sull’ambiente.

 

La sostenibilità nel settore turistico è talmente importante che l’ONU ha dichiarato il 2017 “Anno Internazionale del Turismo Sostenibile” e ha inserito il tema tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

Certo, si può preservare l’ambiente durante le vacanze in molti modi e tanti sono conosciuti e praticati da moltissimi turisti, per esempio risparmiando risorse idriche ed energetiche, non inquinando, non invadendo le aree protette, rispettando i divieti, preferendo i prodotti locali ecc ecc.

Ma tra le tante piccole abitudini, a cui non facciamo più caso, con quali possiamo arrecare danno, all’ambiente, anche inconsapevolmente? 

 

Pensando alla spiaggia, l’interfaccia tra acqua e terra, quanti di noi si comportano in maniera sostenibile? E chi è a conoscenza di leggi e regolamenti che potrebbe infrangere senza averci mai pensato prima?

Chi non ama raccogliere conchiglie passeggiando e tenerle per ricordo? Eppure, le conchiglie sono costituite in massima parte da carbonato di calcio, un nutriente prezioso per l’ecosistema perché promuovere la stabilità dell’ambiente marino: è substrato per le piante marine, funge da protezione delle alghe e dei granchi ed è un materiale per la costruzione di nidi di uccelli.

Chi non passerebbe ore a guardare il proprio cane scorrazzare, sulla spiaggia libera, magari al tramonto? Purtroppo, i cani sono tra le cause principali della distruzione dei nidi e della predazione dei pulcini degli uccelli marini che nidificano sulla sabbia, incluso il Fratino, una specie invia di estinzione e protetta, sia dalla normativa nazionale in materia venatoria, che da quella europea in materia di conservazione della biodiversità.

 

Chi da bambino non ha catturato un granchio, un mollusco o un pesce con la retina per poi tenerlo in un secchiello pieno d’acqua e liberarlo la sera? Purtroppo, questi animaletti andranno incontro a morte certa poiché la temperatura raggiunta dall’acqua nel secchiello porta a danni irreversibili. L’articolo 544 del codice penale dice che: “Chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”.

 

Chi non preferisce stendersi al sole tra le dune, lontano dalla folla e magari andare ad esplorare fin oltre, in pineta, anche solo per un po’ di refrigerio? Chi ha mai pensato che così facendo potrebbe distruggere specie vegetali rare e habitat preziosi? Infatti, gli ambienti dunali e retrodunali fanno parte delle aree protette della rete Natura 2000, una rete ecologica per la preservazione della biodiversità. Il codice penale Art. 733-bis “Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto” sancisce che “Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3.000 euro”.

 

Allora, riflettendo sulle nostre (cattive) abitudini, siamo sicuri che il turismo sostenibile non sia più facile da realizzare di ciò che si potrebbe pensare?


La duna dimenticata

C’era una volta una duna dimenticata…

Era una vecchia duna. Le mappe antiche mostravano che c’erano i “monti di sabbia” tra Chioggia e Brondolo alla fine del 700 e fino agli anni ‘60 del secolo scorso le dune erano ancora ben presenti nell’area costiera dell’attuale Sottomarina di Chioggia (VE).

La nostra duna aveva resistito a lungo all’urbanizzazione, al turismo di massa, ai campi coltivati e poi lasciati incolti…e caso vuole, era finita nel giardino di pertinenza dell’Istituto Comprensivo Chioggia 5. Altri dossi di terreno attribuiti a residui dei rilievi delle dune storiche, meno fortunati, erano invece finiti nelle aree verdi di pertinenza di diverse realtà locali: la sede della protezione civile, una residenza per anziani, un centro teatrale.

Un bel giorno, dopo tanto tempo in cui i bambini non andavano più a scuola a causa di una terribile pandemia e quando finalmente poterono tornarci dovettero stare il più possibile all’aperto, la Dirigente scolastica si ricordò della vecchia duna. La scuola aveva già un orto botanico e tutti avevano visto quanto piacesse ai bambini “fare per imparare” e quanto imparassero facendo. Così nacque l’idea di salvare la vecchia di duna dal degrado per creare un bel giardino botanico come supporto ad attività didattiche rivolte agli studenti!

La buona Dirigente chiamò a raccolta maestre, professoresse e professori e insieme misero a punto un progetto multidisciplinare grandioso che includeva la geografia con lo studio del clima e del territorio, la storia con la raccolta di documenti antichi e le testimonianze dei vecchi saggi del paese, l’arte coi bei disegni di piante e fiori, e le scienze con la botanica e l’ambiente.

Ma tutto questo non bastava per riportare la vecchia duna al suo antico splendore.

 

Allora furono chiamato gli esperti di Life Redune, un progetto finanziato dalla Comunità Europea proprio per riqualificare gli habitat delle dune costiere. Intervenne Veneto Agricoltura che analizzò la vecchia duna, il suo contesto ambientale, l’esposizione al vento e al sale e progettò gli interventi necessari.

Innanzitutto, alla duna fu data una bella ripulita dalle erbacee e dagli arbusti, grazie anche ai genitori e volontari di “Amico Giardino”, poi fu rastrellata e curata finché non arrivarono le 30 piantine psammofite, cioè amanti della sabbia, nate e cresciute al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura. Con amore e pazienza una ad una le piantine furono tolte dai vasetti e piantate nella sabbia, secondo la mappa pre-stabilita per ricreare l’habitat 2110-2120 delle dune grigie.  Ad ogni piantina il suo posto! I cespugli qui al sole, le erbacee lì, dove c’è un po’ d’ombra. L’Ammophila arenaria alla sommità perché è l’”ingegnere delle dune” che con i suoi lunghi rizomi trattiene la sabbia mentre con i folti cespi ne cattura i granelli trasportati dal vento che, cadendo sulla duna, la fa innalzare. Più la sabbia si accumula, più Ammofila diventa grande. Chissà che bei ciuffi sfoggerà la prossima estate!

 

Ma poi chi poteva spiegare tutto questo ai genitori? E chi dare “le dritte” agli insegnanti? E chi rispondere alle curiosità dei bambini? Intervenne l’Università Cà Foscari di Venezia che tenne un incontro di educazione ambientale per gli adulti e quattro incontri per scolari e alunni, divisi per fasce di età. Furono presentate le dune, le tante cause di minaccia ai loro habitat, l’importanza degli ecosistemi delle dune non solo per la biodiversità e l’ambiente ma anche per la protezione delle coste dall’erosione e dagli allagamenti.

 

L’Istituto comprensivo poi, per proteggere la vecchia duna, creò un cammino delimitato affinché tutti, grandi e piccini, potessero guardare la duna, la sua flora, i piccoli rettili che vi si nascondevano e gli insetti impollinatori che l’andavano a visitare, senza però più calpestarla. E per completare l’opera tre bei pannelli informativi grandi grandi furono apposti per spiegare cosa sono le dune costiere dell’alto Adriatico, come si formano, quali sono i loro gli habitat e la flora e soprattutto, come comportarsi quando si fa in spiaggia per preservare gli ambienti dunali.

E come in ogni bella favola a lieto fine, per celebrare l’amicizia tra la vecchia duna e gli adulti di domani si celebrò una bellissima festa dove furono invitati tutti, ma proprio tutti, perché la duna dell’Istituto Comprensivo Chioggia 5 non è più solo parte della storia del territorio di Sottomarina ma è diventata un elemento del presente per la cittadinanza attuale e dei bambini a venire.

Buona nuova vita cara vecchia duna!


E il Sole splendeva

Il 22 Aprile 2021 si sono tenute in tutto il mondo le Celebrazioni della Giornata Mondiale della Terra, il più grande evento di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta, giunto alla 51esima edizione.

L’ideatore dell’Earth Day fu l’attivista americano John McConnell che propose nel 1969, durante la Conferenza di San Francisco dell’UNESCO, una giornata da dedicare alla Terra per sensibilizzare le persone sulla necessità di preservare gli ecosistemi e quindi tutte le forme di vita del nostro pianeta.

 

Quest'anno il tema della Giornata Mondiale della Terra era “ripristina la tua Terra” e chi, meglio di Life Redune, poteva cogliere l’occasione per ripristinare un pezzetto del nostro territorio?

 

Il Team di Life Redune ha invitato i suoi più attivi portatori di interesse presso l’oasi naturalistica di Vallevecchia, uno dei siti di intervento del progetto, per una giornata ricchissima di attività.

 

L’Università Ca’ Foscari, capofila del progetto Life Redune, ha accolto i convenuti presentando il progetto e il suo stato di avanzamento e mostrando dal vivo gli esempi di habitat delle dune.

 

Il partner di progetto SELC coop. ha dato una dimostrazione concreta delle opere di ingegneria ambientale “ricostruendo”, davanti agli occhi di tutti, un profilo dunale con l’utilizzo solo di sabbia dell’arenile antistante e materiale spiaggiato come rinforzo del piede della duna. Simultaneamente, veniva installata la cartellonistica informativa e dissuasiva lungo i sentieri attrezzati di Vallevecchia in preparazione alla prossima stagione turistico-balneare.

 

La Regione Veneto, partner di progetto, ha presentato ai rappresentanti dei Comuni partecipanti - Eraclea, San Michele al Tagliamento e Cavallino Treporti - le Misure di Conservazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 affinché vengano integrati nelle attività di manutenzione delle spiagge.

 

EPC srl, partner di progetto, ha avuto modo di rinforzare la collaborazione con le Associazioni locali con le quali continuerà a svolgere le attività di educazione ambientale anche nel 2021: la Guardia Costiera Ausiliaria Delta Tagliamento, Legambiente Veneto Orientale Circolo “Gerutto Pascutto” e il Comitato Foce del Tagliamento, nonché con i Carabinieri Forestali di Portogruaro che assicurano il presidio nei siti di intervento del progetto.

 

Gli operatori turistici intervenuti - Bibione Mare e Mete Beach – hanno avuto modo, assieme ai Comuni di partecipare alle attività di monitoraggio dell’impatto socio-economico del progetto sul settore turistico e di organizzare le prossime uscite di educazione ambientale sulle dune.

 

La presenza del Dott. Lucio Panzarin di ISPRA ha dato l’opportunità di parlare di protezione dell’avifauna e in particolare di conservazione del Fratino (Charadrius alexandrinus) che è tornato a nidificare sulle coste venete dopo anni di assenza.

 

Il Centro di Biodiversità vegetale e fuori foresta di Veneto Agricoltura, partner di progetto, assieme al personale delle Sistemazioni Idraulico Forestali (SIF) ha pianificato la prossima campagna di piantumazione autunnale degli habitat dunali.

 

Infine, a coronamento dell’evento, tutti i partecipanti hanno potuto lasciare una video-testimonianza sulle motivazioni che li spingono a collaborare con Life Redune e il significato che il progetto ha per ciascuno.

 

 

 

 

 

 

 


Restocking Stipa veneta

Tra gli obiettivi di LIFE REDUNE c’è quello del rafforzamento (o restocking) delle popolazioni di Stipa veneta* Moraldo presenti nei siti interessati dal progetto. Lo scopo è quello di accrescere la densità delle popolazioni esistenti attraverso l’impianto di n. 1.000 individui conspecifici e aumentarne la diversità genetica al fine di aumentare la vitalità delle popolazioni stesse.

La pianificazione dell’azione è avvenuta sulla base di studi pregressi che hanno riguardato aspetti biologici ed ecologici della specie, cause e fattori di minaccia nonché caratteristiche fisiche dei siti oggetto dell’intervento e processi in atto.

Stipa veneta* detta anche “lino delle fate” è l'unica specie di Stipa che in Europa si è adattata a vivere in ambienti dunali marittimi. L’habitat primario della specie è rappresentato da praterie xerofile retrodunali (dune grigie) dell’habitat 2130*. E’ una specie rarissima e minacciata di estinzione, inserita come specie prioritaria di All. II (e IV) della Direttiva 92/43/CEE nonché nella Lista Rossa IUCN come Minacciata (EN). Il rischio di estinzione della specie è molto elevato.

Ai fattori di minaccia legati alla biologia della specie, si uniscono quelli legati all’habitat, sottoposto a numerose pressioni sia naturali (evoluzione della biocenosi) che antropiche (espansione agricoltura e insediamenti umani; infrastrutture turistiche; calpestio, ecc.). Lo stato di conservazione a livello nazionale (Regione Biogeografica Continentale) è definito cattivo (U2), e presenta trend negativo (ISPRA, 194/2014).

Il Progetto LIFE Redune prevede una serie di azioni coordinate ed interventi dedicati a Stipa veneta* quali:

  • “Produzione vivaistica delle piante” che consiste nella raccolta di semi presso le popolazioni selvatiche e nella produzione vivaistica delle piantine necessarie per l’attuazione dell’azione di rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*;
  • “Rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*” che prevede il trapianto di Stipa veneta* in aree in cui piccole popolazioni sono ad oggi naturalmente esistenti lungo la costa dell’alto Adriatico;
  • “Monitoraggio delle popolazioni e degli impianti di Stipa veneta*” che prevede il controllo continuo degli individui introdotti e delle popolazioni della specie in tutti i siti di progetto sia nella fase ex ante che nella fase ex post.

Per quanto riguarda, nello specifico le attività per il rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*, in data 20 gennaio 2020 si è proceduto al primo impianto di n. 500 piante di Stipa veneta*all’interno del sito “Laguna del Mort e pinete di Eraclea”. Prima dell’impianto, l’area è stata sottoposta ad un intervento di diradamento all’interno del mosaico 2130* – 2250* e ad un intervento di ripulitura del materiale spiaggiato in seguito agli eventi dell’eccezionale mareggiata del 12 Novembre 2019.

Nel periodo autunnale ottobre-novembre 2020 l'avanzamento delle attività relative all'azione di rafforzamento della popolazione ha previsto la piantumazione di n. 42 piantine di Stipa veneta* nella area  della Laguna del Mort (Comune di Eraclea - VE ).

Le piantine sono state piantate a piccoli gruppi di 3-5 individui a distanza di circa 20/30 cm l'uno dall'altro. I singoli gruppi sono stati distanziati in punti diversi dell'habitat e resi riconoscibili mediante l'apposizione di una canna di bambù con un contrassegno.

 

Il rafforzamento delle popolazioni continuerà nel corso del 2021 con la piantumazione di ulteriori 500 individui.