(Cattive) abitudini e turismo sostenibile

Prima della pandemia di COVID, In Europa l’industria del turismo produceva quasi il 3,7% del PIL dell’UE, con 1,8 milioni di imprese e oltre 11,3 milioni di posti di lavoro. Se si considera anche l’indotto, i settori collegati al turismo generavano circa il 10% del PIL dell’UE e l’11% della forza lavoro (Eurostat 2018).

Viene spontaneo chiedersi se sia possibile generare questi introiti senza, pertanto, creare un forte impatto sull’ambiente.

 

La sostenibilità nel settore turistico è talmente importante che l’ONU ha dichiarato il 2017 “Anno Internazionale del Turismo Sostenibile” e ha inserito il tema tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

Certo, si può preservare l’ambiente durante le vacanze in molti modi e tanti sono conosciuti e praticati da moltissimi turisti, per esempio risparmiando risorse idriche ed energetiche, non inquinando, non invadendo le aree protette, rispettando i divieti, preferendo i prodotti locali ecc ecc.

Ma tra le tante piccole abitudini, a cui non facciamo più caso, con quali possiamo arrecare danno, all’ambiente, anche inconsapevolmente? 

 

Pensando alla spiaggia, l’interfaccia tra acqua e terra, quanti di noi si comportano in maniera sostenibile? E chi è a conoscenza di leggi e regolamenti che potrebbe infrangere senza averci mai pensato prima?

Chi non ama raccogliere conchiglie passeggiando e tenerle per ricordo? Eppure, le conchiglie sono costituite in massima parte da carbonato di calcio, un nutriente prezioso per l’ecosistema perché promuovere la stabilità dell’ambiente marino: è substrato per le piante marine, funge da protezione delle alghe e dei granchi ed è un materiale per la costruzione di nidi di uccelli.

Chi non passerebbe ore a guardare il proprio cane scorrazzare, sulla spiaggia libera, magari al tramonto? Purtroppo, i cani sono tra le cause principali della distruzione dei nidi e della predazione dei pulcini degli uccelli marini che nidificano sulla sabbia, incluso il Fratino, una specie invia di estinzione e protetta, sia dalla normativa nazionale in materia venatoria, che da quella europea in materia di conservazione della biodiversità.

 

Chi da bambino non ha catturato un granchio, un mollusco o un pesce con la retina per poi tenerlo in un secchiello pieno d’acqua e liberarlo la sera? Purtroppo, questi animaletti andranno incontro a morte certa poiché la temperatura raggiunta dall’acqua nel secchiello porta a danni irreversibili. L’articolo 544 del codice penale dice che: “Chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”.

 

Chi non preferisce stendersi al sole tra le dune, lontano dalla folla e magari andare ad esplorare fin oltre, in pineta, anche solo per un po’ di refrigerio? Chi ha mai pensato che così facendo potrebbe distruggere specie vegetali rare e habitat preziosi? Infatti, gli ambienti dunali e retrodunali fanno parte delle aree protette della rete Natura 2000, una rete ecologica per la preservazione della biodiversità. Il codice penale Art. 733-bis “Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto” sancisce che “Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3.000 euro”.

 

Allora, riflettendo sulle nostre (cattive) abitudini, siamo sicuri che il turismo sostenibile non sia più facile da realizzare di ciò che si potrebbe pensare?


La duna dimenticata

C’era una volta una duna dimenticata…

Era una vecchia duna. Le mappe antiche mostravano che c’erano i “monti di sabbia” tra Chioggia e Brondolo alla fine del 700 e fino agli anni ‘60 del secolo scorso le dune erano ancora ben presenti nell’area costiera dell’attuale Sottomarina di Chioggia (VE).

La nostra duna aveva resistito a lungo all’urbanizzazione, al turismo di massa, ai campi coltivati e poi lasciati incolti…e caso vuole, era finita nel giardino di pertinenza dell’Istituto Comprensivo Chioggia 5. Altri dossi di terreno attribuiti a residui dei rilievi delle dune storiche, meno fortunati, erano invece finiti nelle aree verdi di pertinenza di diverse realtà locali: la sede della protezione civile, una residenza per anziani, un centro teatrale.

Un bel giorno, dopo tanto tempo in cui i bambini non andavano più a scuola a causa di una terribile pandemia e quando finalmente poterono tornarci dovettero stare il più possibile all’aperto, la Dirigente scolastica si ricordò della vecchia duna. La scuola aveva già un orto botanico e tutti avevano visto quanto piacesse ai bambini “fare per imparare” e quanto imparassero facendo. Così nacque l’idea di salvare la vecchia di duna dal degrado per creare un bel giardino botanico come supporto ad attività didattiche rivolte agli studenti!

La buona Dirigente chiamò a raccolta maestre, professoresse e professori e insieme misero a punto un progetto multidisciplinare grandioso che includeva la geografia con lo studio del clima e del territorio, la storia con la raccolta di documenti antichi e le testimonianze dei vecchi saggi del paese, l’arte coi bei disegni di piante e fiori, e le scienze con la botanica e l’ambiente.

Ma tutto questo non bastava per riportare la vecchia duna al suo antico splendore.

 

Allora furono chiamato gli esperti di Life Redune, un progetto finanziato dalla Comunità Europea proprio per riqualificare gli habitat delle dune costiere. Intervenne Veneto Agricoltura che analizzò la vecchia duna, il suo contesto ambientale, l’esposizione al vento e al sale e progettò gli interventi necessari.

Innanzitutto, alla duna fu data una bella ripulita dalle erbacee e dagli arbusti, grazie anche ai genitori e volontari di “Amico Giardino”, poi fu rastrellata e curata finché non arrivarono le 30 piantine psammofite, cioè amanti della sabbia, nate e cresciute al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Veneto Agricoltura. Con amore e pazienza una ad una le piantine furono tolte dai vasetti e piantate nella sabbia, secondo la mappa pre-stabilita per ricreare l’habitat 2110-2120 delle dune grigie.  Ad ogni piantina il suo posto! I cespugli qui al sole, le erbacee lì, dove c’è un po’ d’ombra. L’Ammophila arenaria alla sommità perché è l’”ingegnere delle dune” che con i suoi lunghi rizomi trattiene la sabbia mentre con i folti cespi ne cattura i granelli trasportati dal vento che, cadendo sulla duna, la fa innalzare. Più la sabbia si accumula, più Ammofila diventa grande. Chissà che bei ciuffi sfoggerà la prossima estate!

 

Ma poi chi poteva spiegare tutto questo ai genitori? E chi dare “le dritte” agli insegnanti? E chi rispondere alle curiosità dei bambini? Intervenne l’Università Cà Foscari di Venezia che tenne un incontro di educazione ambientale per gli adulti e quattro incontri per scolari e alunni, divisi per fasce di età. Furono presentate le dune, le tante cause di minaccia ai loro habitat, l’importanza degli ecosistemi delle dune non solo per la biodiversità e l’ambiente ma anche per la protezione delle coste dall’erosione e dagli allagamenti.

 

L’Istituto comprensivo poi, per proteggere la vecchia duna, creò un cammino delimitato affinché tutti, grandi e piccini, potessero guardare la duna, la sua flora, i piccoli rettili che vi si nascondevano e gli insetti impollinatori che l’andavano a visitare, senza però più calpestarla. E per completare l’opera tre bei pannelli informativi grandi grandi furono apposti per spiegare cosa sono le dune costiere dell’alto Adriatico, come si formano, quali sono i loro gli habitat e la flora e soprattutto, come comportarsi quando si fa in spiaggia per preservare gli ambienti dunali.

E come in ogni bella favola a lieto fine, per celebrare l’amicizia tra la vecchia duna e gli adulti di domani si celebrò una bellissima festa dove furono invitati tutti, ma proprio tutti, perché la duna dell’Istituto Comprensivo Chioggia 5 non è più solo parte della storia del territorio di Sottomarina ma è diventata un elemento del presente per la cittadinanza attuale e dei bambini a venire.

Buona nuova vita cara vecchia duna!


E il Sole splendeva

Il 22 Aprile 2021 si sono tenute in tutto il mondo le Celebrazioni della Giornata Mondiale della Terra, il più grande evento di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta, giunto alla 51esima edizione.

L’ideatore dell’Earth Day fu l’attivista americano John McConnell che propose nel 1969, durante la Conferenza di San Francisco dell’UNESCO, una giornata da dedicare alla Terra per sensibilizzare le persone sulla necessità di preservare gli ecosistemi e quindi tutte le forme di vita del nostro pianeta.

 

Quest'anno il tema della Giornata Mondiale della Terra era “ripristina la tua Terra” e chi, meglio di Life Redune, poteva cogliere l’occasione per ripristinare un pezzetto del nostro territorio?

 

Il Team di Life Redune ha invitato i suoi più attivi portatori di interesse presso l’oasi naturalistica di Vallevecchia, uno dei siti di intervento del progetto, per una giornata ricchissima di attività.

 

L’Università Ca’ Foscari, capofila del progetto Life Redune, ha accolto i convenuti presentando il progetto e il suo stato di avanzamento e mostrando dal vivo gli esempi di habitat delle dune.

 

Il partner di progetto SELC coop. ha dato una dimostrazione concreta delle opere di ingegneria ambientale “ricostruendo”, davanti agli occhi di tutti, un profilo dunale con l’utilizzo solo di sabbia dell’arenile antistante e materiale spiaggiato come rinforzo del piede della duna. Simultaneamente, veniva installata la cartellonistica informativa e dissuasiva lungo i sentieri attrezzati di Vallevecchia in preparazione alla prossima stagione turistico-balneare.

 

La Regione Veneto, partner di progetto, ha presentato ai rappresentanti dei Comuni partecipanti - Eraclea, San Michele al Tagliamento e Cavallino Treporti - le Misure di Conservazione delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 affinché vengano integrati nelle attività di manutenzione delle spiagge.

 

EPC srl, partner di progetto, ha avuto modo di rinforzare la collaborazione con le Associazioni locali con le quali continuerà a svolgere le attività di educazione ambientale anche nel 2021: la Guardia Costiera Ausiliaria Delta Tagliamento, Legambiente Veneto Orientale Circolo “Gerutto Pascutto” e il Comitato Foce del Tagliamento, nonché con i Carabinieri Forestali di Portogruaro che assicurano il presidio nei siti di intervento del progetto.

 

Gli operatori turistici intervenuti - Bibione Mare e Mete Beach – hanno avuto modo, assieme ai Comuni di partecipare alle attività di monitoraggio dell’impatto socio-economico del progetto sul settore turistico e di organizzare le prossime uscite di educazione ambientale sulle dune.

 

La presenza del Dott. Lucio Panzarin di ISPRA ha dato l’opportunità di parlare di protezione dell’avifauna e in particolare di conservazione del Fratino (Charadrius alexandrinus) che è tornato a nidificare sulle coste venete dopo anni di assenza.

 

Il Centro di Biodiversità vegetale e fuori foresta di Veneto Agricoltura, partner di progetto, assieme al personale delle Sistemazioni Idraulico Forestali (SIF) ha pianificato la prossima campagna di piantumazione autunnale degli habitat dunali.

 

Infine, a coronamento dell’evento, tutti i partecipanti hanno potuto lasciare una video-testimonianza sulle motivazioni che li spingono a collaborare con Life Redune e il significato che il progetto ha per ciascuno.

 

 

 

 

 

 

 


Oenothera o non Oenothera? La gestione dei sistemi costieri sabbiosi ne è il segreto

Le specie vegetali aliene invasive sono considerate una delle principali cause della perdita di biodiversità globale, soprattutto quando interagiscono con altri fattori di cambiamento globale come la perdita di habitat e il cambiamento climatico.

Prevedere la probabilità di insediamento e invasione di specie aliene, identificare i fattori responsabili dei modelli spaziotemporali di invasione e quantificare la loro importanza relativa sono elementi essenziali per la valutazione del rischio e la gestione adattativa delle specie vegetali esotiche invasive.

Il lavoro svolto dall’Università Cà Foscari, partner di REDUNE, mirava a prevedere la probabilità di insediamento e di invasione di successo di Oenothera stucchii Soldano, una specie invasiva neofita appartenente alla sottosezione OenotheraOenothera, in praterie xerofile di dune grigie.

Per questo studio sono stati scelti tre siti di campionamento della costa Veneta: Vallevecchia, la Laguna del Mort e la Penisola del Cavallino. Nei siti di campionamento, praterie xerofile di dune grigie si sviluppano nell’entroterra delle dune mobili e occupano la porzione di zonazione costiera che va approssimativamente dai 20 agli 80 m dal mare.

Sulla base di dati raccolti in campo su scala fine, gli autori hanno descritto i meccanismi che determinano i modelli spaziali di presenza e abbondanza di O. stucchii nelle dune costiere e fornito una stima quantitativa delle aree più suscettibili degli habitat delle dune grigie inclini all’invasione di O. stucchii, che combina la vicinanza agli accessi alla spiaggia (inferiore a 50 m), la bassa copertura vegetale residente (<40%), l’elevato numero di specie annuali (10 specie) e le basse creste di dune embrionali e mobili (<5,5 m).

Questi risultati forniscono suggerimenti utili da utilizzare per pianificare misure adeguate per prevenire l’insediamento e la diffusione di O. stucchii nei sistemi costieri sabbiosi. Queste dovrebbero comprendere la regolazione degli accessi alla spiaggia che dovrebbero essere programmati ad una distanza di almeno 200 m l’uno dall’altro, per mettere in sicurezza aree sufficientemente distanti dagli accessi alla spiaggia con un’alta probabilità di assenza di O. stucchii, e la chiusura dei sentieri non autorizzati che mettono a repentaglio la regolamentazione dell’accesso alla spiaggia. Le misure che limitano il calpestio umano nei sistemi di dune devono essere supportate dalle parti interessate, ma si sono dimostrate efficaci nel consentire il recupero della comunità vegetale anche in un breve lasso di tempo. La resilienza delle praterie xerofile delle dune grigie potrebbe anche essere migliorata riempiendo le lacune della vegetazione con nuove piantagioni di specie perenni autoctone per aumentare la resistenza biotica. Le specie perenni occupano permanentemente il sito e formano comunità stabili nel tempo, riducendo così la vacanza di nicchia.

Questo modello sviluppato può essere applicato anche a specie di congeneri strettamente correlate incluse nella sottosezione. Oenothera, che condivide tratti biologici ed ecologici simili.

 

 

Riferimenti:

Using fine-scale field data modelling for planning the management of invasions of Oenothera stucchii in coastal dune systems

Gabriella Buffa, Carlo Gaetan , Stefano Piccoli , Silvia Del Vecchio , Edy Fantinato

Ecological Indicators 125 (2021) 107564


Fare rete per preservare gli habitat delle dune costiere adriatiche

Il programma LIFE riconosce l’importanza del “fare rete” e sostiene la realizzazione di attività che sviluppano le relazioni tra singoli progetti che hanno degli elementi in comune, quali ad esempio le tematiche, metodologie, obiettivi, o categorie di stakeholder. In quest’ottica LIFE REDUNE e LIFE CALLIOPE (Coastal dune habitats, sublittoral sandbanks marine reefs: conservation, protection, and threats mitigation. Https://www.facebook.com/LifeCalliope.it) entrambi dedicati alla protezione dell’ambiente costiero, hanno dato avvio a fine Dicembre 2020 ad una collaborazione per condividere risultati ed esperienze.

Entrambi i progetti agiscono in territori in cui permangono ancora alcune aree con ecosistemi dunali che sono tuttavia gravemente minacciati dalle attività turistiche, dalla pesca non sostenibile, dall’alterazione della loro morfologia e da azioni di rimozione della vegetazione.

Tali problematiche sono affrontate dai due progetti in parte con approcci comuni: la ricostruzione del cordone dunale, la riqualificazione degli habitat con il trapianto di nuove piante prodotte in serra e la lotta alle specie invasive, il coinvolgimento degli enti locali per uno sviluppo territoriale eco-sostenibile e la riduzione della pressione antropica anche attraverso l’educazione ambientale dei turisti e dei residenti.

Focalizzandosi su due aspetti tematici specifici, LIFE REDUNE E LIFE CALLIOPE hanno organizzato due eventi congiunti, per uno scambio di informazioni, beneficiare di nuovi approcci tecnici e raggiungere una maggiore capacità di operare a livello nazionale ed europeo.

Il webinar “In visita per vivai: le buone pratiche di LIFE REDUNE e LIFE CALLIOPE” è stato dedicato alla condivisione delle conoscenze sulle tecniche di propagazione delle specie di duna mobile; questo webinar si è tenuto giovedì 29 ottobre 2020. Un felice risultato inatteso dell’incontro è stata la decisione di redigere congiuntamente tra i due progetti un “Manuale di propagazione delle specie dunali” che ambisce a documentare l’esperienza di produzione vivaistica di numerose specie degli habitat delle dune costiere adriatiche, fornendo schede tecniche di identificazione e di coltivazione per ciascuna specie .

Il webinar “Ricostruzione e monitoraggio delle dune mobili: le buone pratiche di LIFE REDUNE e LIFE CALLIOPE” ha portato alla condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche sulle tecniche di ricostruzione e riqualificazione delle dune mobili. La collaborazione è stata estesa anche al progetto Interreg Italia-Croazia CASCADE (CoAStal and marine waters integrated monitoring systems for ecosystems proteCtion AnD managemEnt, www.italy-croatia.eu/web/cascade) per le tematiche relative al monitoraggio da remoto degli ecosistemi nei siti di intervento dei progetti. Questo webinar si è tenuto venerdì 4 dicembre 2020 ed è stato trasmesso in live-streaming simultanea sulle pagine Facebook di Life REDUNE e Life CALLIOPE.

I due webinar e i successivi contatti intercorsi hanno consentito di stabilire rapporti e creare sinergie tra università, vivai, esperti e progettualità europee in tema. Inoltre, gli eventi hanno dato avvio al percorso di partecipazione e coinvolgimento di stakeholder che hanno partecipato ai webinar quali ARSARP Molise e le associazioni Ambiente Basso Molise, Legambiente Abruzzo e Legambiente Molise.


Bando per la Visita di Replicazione e Trasferimento dei metodi di LIFE REDUNE

Nell’ambito dell’Azione di Replicazione e Trasferimento, LIFE REDUNE ha indetto un bando per la selezione di due Progetti che potranno ricevere il team di LIFE REDUNE al fine di recepire e replicare i metodi e le buone prassi sviluppate nell’ambito del progetto LIFE REDUNE.

La visita in presenza del team di LIFE REUNE si terrà tra Giugno e Settembre 2021, salvo restrizioni agli spostamenti fisici dovuti alla normativa vigente per contrastare la pandemia di COVID19, nel qual caso la visita sarà sostituita da incontri virtuali.

I metodi che LIFE REDUNE metterà a disposizione per le attività di replicazione e trasferimento sono:

  1. Rimodellamento morfologico e ricostituzione degli habitat delle dune mobili;
  2. Raccolta delle sementi e coltivazione in vivaio delle specie dunali;
  3. Utilizzo di droni per il monitoraggio delle dune;
  4. Contenimento della specie aliena invasiva Oenothera stucchii.

Il bando è riservato a Progetti che operano nell’ambito della protezione degli habitat delle dune costiere sul territorio italiano e preferibilmente, ma non esclusivamente, finanziati dal programma comunitario LIFE.

La scadenza del bando è il 31 Marzo 2021.

Il bando e il modulo di partecipazione possono essere scaricati cliccando sui due link seguenti:


Restocking Stipa veneta

Tra gli obiettivi di LIFE REDUNE c’è quello del rafforzamento (o restocking) delle popolazioni di Stipa veneta* Moraldo presenti nei siti interessati dal progetto. Lo scopo è quello di accrescere la densità delle popolazioni esistenti attraverso l’impianto di n. 1.000 individui conspecifici e aumentarne la diversità genetica al fine di aumentare la vitalità delle popolazioni stesse.

La pianificazione dell’azione è avvenuta sulla base di studi pregressi che hanno riguardato aspetti biologici ed ecologici della specie, cause e fattori di minaccia nonché caratteristiche fisiche dei siti oggetto dell’intervento e processi in atto.

Stipa veneta* detta anche “lino delle fate” è l'unica specie di Stipa che in Europa si è adattata a vivere in ambienti dunali marittimi. L’habitat primario della specie è rappresentato da praterie xerofile retrodunali (dune grigie) dell’habitat 2130*. E’ una specie rarissima e minacciata di estinzione, inserita come specie prioritaria di All. II (e IV) della Direttiva 92/43/CEE nonché nella Lista Rossa IUCN come Minacciata (EN). Il rischio di estinzione della specie è molto elevato.

Ai fattori di minaccia legati alla biologia della specie, si uniscono quelli legati all’habitat, sottoposto a numerose pressioni sia naturali (evoluzione della biocenosi) che antropiche (espansione agricoltura e insediamenti umani; infrastrutture turistiche; calpestio, ecc.). Lo stato di conservazione a livello nazionale (Regione Biogeografica Continentale) è definito cattivo (U2), e presenta trend negativo (ISPRA, 194/2014).

Il Progetto LIFE Redune prevede una serie di azioni coordinate ed interventi dedicati a Stipa veneta* quali:

  • “Produzione vivaistica delle piante” che consiste nella raccolta di semi presso le popolazioni selvatiche e nella produzione vivaistica delle piantine necessarie per l’attuazione dell’azione di rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*;
  • “Rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*” che prevede il trapianto di Stipa veneta* in aree in cui piccole popolazioni sono ad oggi naturalmente esistenti lungo la costa dell’alto Adriatico;
  • “Monitoraggio delle popolazioni e degli impianti di Stipa veneta*” che prevede il controllo continuo degli individui introdotti e delle popolazioni della specie in tutti i siti di progetto sia nella fase ex ante che nella fase ex post.

Per quanto riguarda, nello specifico le attività per il rafforzamento delle popolazioni di Stipa veneta*, in data 20 gennaio 2020 si è proceduto al primo impianto di n. 500 piante di Stipa veneta*all’interno del sito “Laguna del Mort e pinete di Eraclea”. Prima dell’impianto, l’area è stata sottoposta ad un intervento di diradamento all’interno del mosaico 2130* – 2250* e ad un intervento di ripulitura del materiale spiaggiato in seguito agli eventi dell’eccezionale mareggiata del 12 Novembre 2019.

Nel periodo autunnale ottobre-novembre 2020 l'avanzamento delle attività relative all'azione di rafforzamento della popolazione ha previsto la piantumazione di n. 42 piantine di Stipa veneta* nella area  della Laguna del Mort (Comune di Eraclea - VE ).

Le piantine sono state piantate a piccoli gruppi di 3-5 individui a distanza di circa 20/30 cm l'uno dall'altro. I singoli gruppi sono stati distanziati in punti diversi dell'habitat e resi riconoscibili mediante l'apposizione di una canna di bambù con un contrassegno.

 

Il rafforzamento delle popolazioni continuerà nel corso del 2021 con la piantumazione di ulteriori 500 individui.


La gestione di una Riserva Naturale litoranea “fuori dal comune”: l’esempio di Bosco Nordio, laboratorio didattico e scrigno di biodiversità

L’ambiente apparentemente arido e selezionatore delle dune costiere si presenta in realtà ricco di specie vegetali ed animali. Se questo è dovuto, lungo i litorali, alle rapide dinamiche evolutive degli habitat dalla battigia fino agli habitat retrodunali, nella Riserva Naturale di Bosco Nordio i maggiori fattori che entrano in gioco sono l’orografia del terreno e la falda freatica di acqua dolce.

Gli habitat dunali di Bosco Nordio infatti sono collocati su un’antica linea di costa di almeno un migliaio di anni di età, ormai localizzata a circa tre chilometri dal mare. Per questo motivo le dune e la loro vegetazione si sono praticamente “fossilizzati”: le dinamiche presenti sui litorali, principalmente influenzate dai venti e dal gradiente di salinità, sono assenti nel contesto territoriale che circonda Bosco Nordio, caratterizzato da molti secoli da vaste estensioni di aree planiziali coltivate.

Da un punto di vista della vegetazione, il bosco di Leccio sarebbe l’ultima tappa delle successioni evolutive naturali di questi antichi ambienti costieri. Ma negli anni a Bosco Nordio l’uomo ha influenzato queste dinamiche, ritardandole con periodici tagli del bosco e impianti di Pino domestico, finalizzati alla loro “coltivazione” per la produzione dei pinoli. Queste pratiche, bloccando l’espansione del bosco nelle radure, hanno consentito la sopravvivenza di lembi relitti degli habitat prativi dunali tra cui le dune grigie (2130*) e le praterie umide mediterranee (6420*).

Inoltre, la grande biodiversità della Riserva viene determinata dal livello della falda freatica particolarmente elevato, che la porta ad emergere, durante i periodi particolarmente piovosi, in alcune delle bassure. Così, dai settori interdunali più depressi, alla sommità delle dune fossili, in un dislivello di pochi metri, è presente un gradiente di umidità molto elevato.

Questo si evidenzia già nella composizione del bosco che, nelle aree più depresse, si differenzia in un querceto a farnia (Quercus robur) mentre, per quanto riguarda la fauna, una presenza sintomatica è quella della Rana di Lataste (Rana latastei), considerata tipica di formazioni boschive tendenzialmente più umide come i querco-carpineti.

Se la precedente gestione del bosco a fini produttivi ha paradossalmente consentito, come detto, di conservare un discreto livello di biodiversità, l’entrata in vigore delle direttive comunitarie nel campo naturalistico (in primis della Direttiva 92/43 “Habitat”) ha modificato le finalità gestionali condotte da Veneto Agricoltura, comprendendo così azioni direttamente finalizzate alla conservazione della biodiversità.

Così, oltre ad azioni destinate alla differenzazione della struttura del bosco, vengono attuate azioni di contenimento dell’espansione nelle radure del bosco stesso, e vengono favoriti habitat caratterizzati dalla vegetazione arbustiva a ginepri. Nelle aree della Riserva utilizzate in passato per pratiche agricole, sono stati ricreati alcuni stagni ed altre aree umide, talvolta inondate solo temporaneamente. Questi ambienti hanno subito una ricolonizzazione spontanea da parte di molte specie legate all’acqua, tra le quali si ricordano giunchi (Juncus effusus), alghe del genere Chara e alcune idrofite, quali Utricularia australis. In considerazione della vocazione didattica ed educativa della riserva, ma anche dell’opportunità offerta da questi spazi per la conservazione della flora, in prossimità delle bassure umide realizzate artificialmente sono state poste a dimora piantine, prodotte e fornite dal Centro Biodiversità Vegetale di Montecchio Precalcino, destinate ad innescare processi di insediamento di habitat igrofili. Si ricordano in particolare Cladium mariscus (specie strutturale dell’habitat 7210*), ma anche specie piuttosto rare, come ad esempio Plantago altissima Hibiscus pentacarpos. Non tutte le superfici disponibili sono state tuttavia “riempite” di piante: la conservazione di microspazi spogli consente infatti l’insediamento spontaneo di specie annuali tipiche delle superfici umide temporaneamente emerse, come ad esempio la primulacea Samolus valerandi. In effetti, la vocazione della riserva non è solamente didattica, ma anche più ampiamente “dimostrativa”: oltre ad offrire interessanti campi di ricerca per studenti e tirocinanti, si possono testare e verificare qui gli esiti della gestione attiva della vegetazione, volta a mantenere, mediante un equilibrato insieme di azioni svolte dagli operatori della Riserva, tra cui tagli di piante, limitate asportazioni di biomassa vegetale, modesti movimenti terra ed impianto di specie di interesse, una elevata eterogeneità ambientale, presupposto di maggiore biodiversità. Tenuto conto che la gestione attiva dovrebbe essere il principio guida con il quale mantenere e incrementare lo stato di conservazione di specie ed habitat negli hotspot di biodiversità del nostro territorio, la riserva può perciò svolgere un importante ruolo di “laboratorio” a cielo aperto.

Un aspetto interessante nella conservazione e ricreazione di questa variabilità di habitat è il conseguente arricchimento della Riserva dal punto di vista paesaggistico. Rispetto all’aspetto uniforme di un’unica estensione boschiva, la presenza di aperture e di paesaggi vegetali differenti permette di offrire molteplici punti di interesse ai visitatori di Bosco Nordio, integrate da osservatori faunistici e punti panoramici consente un’esperienza di visita particolarmente apprezzata.


La biodiversità oggi minacciata dalle specie aliene

Il problema delle specie esotiche o aliene è molto ampio e complesso che tocca corde che esulano dalla biologia ed ecologia. Ma sono le leggi della biologia e dell’ecologia che ci devono guidare nella lettura di questo fenomeno.

Ci sono alcune grandi differenze tra i Giardini di Babilonia e i processi di invasione cui si sta assistendo negli ultimi decenni.

L’introduzione di specie da un continente all’altro è sempre esistita. Basti pensare ai nostri più vecchi orti botanici italiani i cui direttori giravano il mondo alla ricerca di specie “strane” da coltivare e mostrare; o i collezionisti di orchidee o di piante grasse disposti a pagare cifre astronomiche pur di possedere una certa specie (portandole tra l’altro spesso all’estinzione nel loro paese di origine!).

Ciò che è profondamente cambiato è l’entità del fenomeno, che è cresciuto con la crescita degli scambi commerciali tra paesi, portando ad un aumento esponenziale soprattutto delle introduzioni involontarie, incontrollate. Nella sua storia centenaria, l’Orto Botanico di Padova ha introdotto forse una ventina di specie provenienti da altri continenti. Attualmente in Italia si contano più di 3.000 specie aliene, con un aumento del 96% negli ultimi 30 anni.

L’altro aspetto, profondamente e drammaticamente cambiato, è lo stato dei nostri ecosistemi, impoveriti e danneggiati al limite della sopravvivenza, da un uso antropico del territorio senza precedenti. I nostri habitat naturali e semi-naturali sono spesso frammentati e ridotti a piccoli nuclei inseriti in un territorio modificato che determina forti pressioni sugli habitat e sulle specie native che li compongono.

Molte delle specie che vengono introdotte non sopravvivono, ma altre si insediano con successo nell’area in cui vengono introdotte, e si diffondono in maniera troppo rapida causando gravi danni alle specie e agli ecosistemi originari. Queste specie sono definite specie aliene invasive. Da un punto di vista ecologico, l’arrivo di una nuova specie, che ha una storia evolutiva diversa dalle specie native, è potenzialmente un processo dirompente per un ecosistema, che può sconvolgerne tutti gli equilibri interni. Soprattutto se questo avviene in ecosistemi già danneggiati. Spesso è stato dimostrato che l’arrivo di una specie aliena determina la scomparsa (estinzione) delle specie native, e questo porta, a cascata, ad un diverso (spesso peggiore) funzionamento dell’ecosistema e alla perdita dei servizi che un ecosistema sano e funzionante è in grado di fornire.

Il fenomeno delle introduzioni di specie aliene rappresenta una delle maggiori minacce globali alla biodiversità, con un impatto economico e sociale sempre più rilevante: nella sola Unione Europea si stima che gli impatti causati da queste specie determinino perdite superiori ai 12 miliardi di euro.

È un fenomeno che va quindi visto nella sua interezza e complessità e sicuramente non può essere assimilato ad altri processi migratori che coinvolgono sfere che non competono alla biologia e all’ecologia.


Droni e Database GIS per monitorare le minacce antropiche alle dune

Gli obiettivi generali del progetto LIFE REDUNE sono il ripristino ecologico della zonazione costiera naturale, la riduzione degli impatti umani negativi su habitat e specie e l’integrazione del turismo con la conservazione del patrimonio naturale, in un’area – la costa adriatica settentrionale- dove il turismo rappresenta una delle principali attività economiche e fonti di reddito.

I sistemi di dune interessati dal progetto LIFE REDUNE rientrano in un’area turistica, in prossimità di rinomate località balneari molto frequentate durante la stagione estiva.

Ad esempio, nel comune di San Michele al Tagliamento nel 2017 il flusso turistico è stato di 5.722.191 pernottamenti. Nonostante il valore innato degli ecosistemi delle dune sia per il benessere umano che per la biodiversità, gli habitat rilevanti sono stati oggetto di una lunga storia di sfruttamento insostenibile e cattiva gestione.

Mentre da un lato il turismo rappresenta uno degli elementi più importanti del sistema economico regionale, dall’altro rappresenta la principale minaccia alla conservazione dei sistemi dunali. Ciò è dovuto principalmente ad una generale mancanza di consapevolezza dei problemi ambientali associati alle dune costiere, che includono la perdita dell’habitat, la diffusione di specie esotiche invasive e il degrado dell’habitat dovuto al turismo e alle attività ricreative, come minacce principali. Di conseguenza, sia la biodiversità delle dune che i relativi servizi ecosistemici che forniscono sono influenzati negativamente, con il risultato che le specie autoctone sono minacciate e la resilienza degli habitat è ridotta.

Un’intensa pressione antropica, associata a una mancanza di consapevolezza ecologica, sta compromettendo non solo il valore naturalistico ed ecologico, ma soprattutto gli elementi distintivi e identificativi del paesaggio che costituiscono uno dei fattori per l’attrazione turistica.

Due anni e mezzo fa, è stata effettuata una serie iniziale di monitoraggi e ispezioni per esplorare i sistemi ecologici esistenti e redigere un elenco iniziale di habitat presenti nei quattro siti del progetto, con particolare riferimento agli habitat xerofili. Da allora, il partner del progetto European Project Consulting (EPC) ha effettuato varie visite a tutti i siti, acquisendo le immagini aeree utilizzando un drone, ovvero un veivolo pilotato a distanza.

L’elaborazione dei dati ha consentito la creazione di un modello digitale tridimensionale del terreno (DTM) con una risoluzione di 25 cm e di fotomappe aggiornate delle aree di lavoro con una risoluzione di pixel di 5 cm sul terreno. A partire da queste stampe, è stato prodotto un rendering vettoriale di rilievi, ortofotoplani digitali e modelli digitali del terreno. Successivamente sono state create la fotointerpretazione e la digitalizzazione video dei perimetri dei singoli poligoni dell’habitat. Questa prima bozza della mappa ha permesso di identificare le discontinuità spaziali tra i tipi di habitat e di definire la rete di percorsi di accesso al mare derivanti dal calpestio incontrollato.

L’attribuzione ai vari tipi di habitat è stata compiuta dall’Università di Venezia Cà Foscari attraverso ulteriori ispezioni in loco e sondaggi sul terreno e l’integrazione delle informazioni derivanti dalle indagini effettuate sulla vegetazione.

L’analisi degli ortofotoplani digitali ha portato alla produzione di:

  1. a) una mappatura iniziale di percorsi, passerelle, piste e delle aree con il maggior carico di turisti;
  2. b) la localizzazione della discontinuità delle dune mobili che dovrebbero proteggere dall’ingresso marino
  3. c) mappe dell’habitat, con specifico riferimento al progetto e alle aree limitrofe.

Tutte le mappe sono state prodotte in scala 1: 500. Queste informazioni sono state incluse in un geodatabase dell’ambiente GIS (Geographic Information System), che è parte integrante del progetto LIFE REDUNE e viene periodicamente aggiornato. Il GIS è un sistema informatico per l’acquisizione, l’archiviazione, il controllo e la visualizzazione di dati relativi alle posizioni sulla superficie terrestre. Mettendo in relazione dati apparentemente non correlati, il GIS può aiutare a comprendere meglio i modelli e le relazioni spaziali.

Nella prima fase del progetto LIFE REDUNE, questa mappatura ad alta risoluzione ha consentito di identificare il complesso micro-mosaico in cui lo stesso habitat è presente nello stesso poligono a diversi livelli di conservazione, proporzionalmente al livello di disturbo. Ciò porta alla definizione della localizzazione fine e della composizione quantitativa delle specie autoctone da inserire e alla localizzazione delle aree proibite.

Nella fase finale del progetto LIFE REDUNE, questo sistema consentirà di monitorare e misurare l’efficacia degli interventi effettuati dal progetto.